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Tamara Lunger ci racconta la sua esperienza sui ghiacciai del Pakistan

L’idea di questa spedizione è nata un anno fa circa, un sogno che volevo realizzare, un obiettivo da raggiungere: volevo arrivare sulla cima di una montagna dove ancora nessuno vi aveva messo piede. Così, siamo partiti in quattro per il “The Great Crossing” con un team composto da mio padre e due cameraman austriaci Matthias Aberer e Stefan Fritsche.

Siamo partiti il 26 marzo da Monaco alla volta di Islamabad, dove avremmo preparato le nostre pulka (slitte che vengono trainate sui ghiacciai) esclusivamente con il minimo indispensabile.

Dopo tre giorni di viaggio siamo arrivati a Shimshal, un paese raggiungibile per strada da soli 10 anni. Ci hanno guardato un po’ scettici quando siamo arrivati con un bagaglio di oltre 300 kg e ci hanno detto che fino ad ora nessuno era mai partito con un carico così pesante! Il Lunedì di Pasqua ci siamo incamminati a piedi verso il ghiacciaio di Braldu. Dopo 6 giorni di trekking mozzafiato finalmente abbiamo raggiunto la neve ed il ghiacciaio.

 

Per i successivi 25 giorni potevamo contare solo su di noi. I primi, sono stati veramente duri per me, non ero abituata a trainare una pulka di 70-80 kg, le condizioni meteo erano difficili, il percorso era pieno di crepacci, le cadute, insomma ho veramente stretto i denti per proseguire. Alla fine abbiamo capito le caratteristiche di questi territori e ci siamo adeguati ad esse.

 

Nei due giorni successivi abbiamo potuto riprendere le nostre prime scalate, riuscendo anche farci una discesa con gli sci dalla cima fino ai piedi della montagna.

Lentamente il tempo ci sfuggiva di mano, ormai eravamo costretti a metterci in cammino verso sud, dove i nostri portatori avrebbero dovuto venirci a prendere. Ci siamo incamminati malgrado le pessime condizioni meteo in direzione di Askoli impiegando ben due giorni in più del previsto per raggiungere la nostra meta. Era programmato di incontrare i portatori il 30 aprile verso sera, ma inaspettatamente abbiamo incontrato tre di loro assieme ai loro muli un giorno prima sul ghiacciaio. Per noi è stata più di una sorpresa; il cibo iniziava a scarseggiare e nei giorni precedenti abbiamo persino dovuto razionarlo drasticamente.

 

Questa è stata in assoluto la mia più bella spedizione: quasi un mese lontano dalla civiltà, contando solamente su se stessi, perché volevo che un mio grande sogno si potesse avverare…
Ho potuto vivere la solitudine più totale, provare cosa vuol dire quando il cibo scarseggia, imparare a muovermi su terreni sconosciuti e reagire di conseguenza, riconoscere ancor meglio le mie forze e le mie debolezze ma soprattutto, questa esperienza, mi è stata utile per definire sempre più chiaramente il mio percorso e il mio stile di viverlo.

Tutto questo assieme a mio padre.

Grazie a tutti per il sostegno!

Grazie!

TL

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c'è sempre un piccolo grande obiettivo da raggiungere

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1 Commento

  1. 28 maggio 2013 su 10:28 — Rispondi

    Tamara Lunger ci racconta la sua esperienza sui ghiacciai del Pakistan http://t.co/NFsf8RNbPN

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