Ettore Pettinaroli ci ha inviato le sue impressioni dal Tor des Geants, la mitica gara di endurance trail che percorre tutta la Valle d’Aosta per 330 km, con 24.000 metri di dislivello positivo. Una gara che non si ferma nemmeno di notte, perché il tempo massimo per concluderla è limitato a 150 ore, quindi sei giorni. Si può riposare qualche ora ma non bisogna mai fermarsi!

E dire che volevo solo un altimetro. Flinstone nel DNA, ho sempre fatto a meno di ogni ausilio tecnologico. “Vado a sensazioni”, ripetevo convinto. Ma l’altimetro è nella lista del materiale obbligatorio per i concorrenti del Tor des Geants, quindi mi tocca cedere. Figuriamoci l’imbarazzo quando intorno al mio indicatore di quote si è materializzato un intero Forerunner 910 XT. Che ci faccio io con tutta quella roba? Lo scoprirò presto.

Delle mille funzioni del mio primo gps da polso, almeno una ventina mi sono già indispensabili. Come ho fatto fino a ieri? Me lo sono chiesto mille volte nel corso degli infiniti allenamenti che  hanno preceduto la gara. L’ho domandato anche a lui. Già, ho parlato spessissimo al mio Forerunner. Gli ho domandato di mostrarmi una distanza percorsa maggiore di quella realmente coperta, una media oraria più sostenuta, una quota più elevata. Gli ho chiesto di barare, insomma. A mio vantaggio. In fondo chi è il capo? Onesto e implacabile, non mi ha mai accontentato.  Ma ne ho apprezzato il rigore. E continuo a parlargli, seppur senza più azzardarmi a chiedergli “sconti”. Perché sui sentieri più lontani e impervi la sua compagnia e la sua precisione sono preziose. Spesso addirittura indispensabili.

Ettore Maria Pettinaroli

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