The Dreamers

Saintélyon 2013 – Il sogno si è realizzato

Il mio ultimo grande sogno si è realizzato Domenica 9 Dicembre, quando alle 12:35 ho tagliato il traguardo della tremenda Saintélyon, la madre delle classiche francesi di ultratrail. Una corsa snervante, lunga e faticosa che per 75km ufficiali, 77 per il mio Fenix, non ha mai concesso un attimo di respiro. La partenza come da tradizione della gara d’oltralpe è alle 00:00 della Domenica mattina, in una bolgia di oltre 12.000 partecipanti, di cui solo poco più della metà però farà la 75km, mentre i restanti si divideranno in due tipi di staffette e una corsa breve di 10km. Mi presento in tenuta da Trail con abbigliamento pesante e zaino da circa 6kg, oltre che con la nuovissima Virb, che la Garmin mi ha offerto di testare in quest’avventura.

Il mio ultimo grande sogno si è realizzato Domenica 9 Dicembre, quando alle 12:35 ho tagliato il traguardo della tremenda Saintélyon, la madre delle classiche francesi di ultratrail. Una corsa snervante, lunga e faticosa che per 75km ufficiali, 77 per il mio Fenix, non ha mai concesso un attimo di respiro. La partenza come da tradizione della gara d’oltralpe è alle 00:00 della Domenica mattina, in una bolgia di oltre 12.000 partecipanti, di cui solo poco più della metà però farà la 75km, mentre i restanti si divideranno in due tipi di staffette e una corsa breve di 10km. Mi presento in tenuta da Trail con abbigliamento pesante e zaino da circa 6kg, oltre che con la nuovissima Virb, che la Garmin mi ha offerto di testare in quest’avventura.

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Al via è quasi impossibile correre e tenere un ritmo decente a causa del “traffico intenso”,  nonostante i primi 7k non presentino nessuna difficoltà particolare se non una leggera e costante salita. Passati i 7 però comincia il vero incubo. I concorrenti sono incanalati in una strada che si fa sempre più stretta e che presto diventa un sentiero. Un sentiero innevato. Ed è proprio la neve a dettare i ritmi della corsa, o meglio la neve e il ghiaccio, al quale devo tra le altre cose tre cadute rovinose e poco eleganti (quasi come le mie imprecazioni in quei momenti, ma tanto non c’erano molti italiani…). Per almeno 30 km la neve è sempre presente e i ristori, che appaiono come miraggi ogni 15km alleviano solo di poco la fatica (anche perché a fine gara il mio Garmin rileverà oltre 2100m di dislivello…). Dopo la neve è il momento del fango: in un tratto ci sono proprio finito dentro fino alle caviglie, col rislutato di avre scape e piedi inzuppati e quindi dopo pochi minuti gelati (la temperatura in partenza era -5°, in quota -8/-10°). Ma questa è la corsa che volevo più di tutte, più delle maratone e più del mio personale di Firenze: volevo un’ultra maratona, anzi un ultratrail! Quindi proseguo sempre più fradicio, ma anche galvanizzato dai km che passano, anche se passano lenti… Al cartello dei 40k mi dico che il più è fatto, ma mi sbaglio. Da lì la fatica si fa sentire sempre di più e la notte sembra ancora molto lunga, anche se sono già le 6:30 circa. Mi dico che avrei dovuto correre con qualcuno in quest’avventura, che andarci da solo non è stata una furbata. Ma dopo un po’ scoramento, dovuto alla stanchezza e a una piccola crisi, mi sembra di stare meglio. L’alba è stupenda ed è uno spettacolo che non dimenticherò mai, perché mischiata alla fatica estrema ha un sapore del tutto particolare, così come la mia corsa solitaria.

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Al 55k intravedo mio padre che stoicamente mi ha seguito anche in quest’avventura e che per tutta notte è stato sveglio solo per vedermi passare nell’unico punto raggiungibile in auto. Scambio due parole veloci, ma non posso fermarmi perché il freddo è pungente e rischio di bloccarmi lì. Riparto e ricomincio a correre.Gli ultimi 20k presentano ancora molte salite ma anche spazi più ampi dove poter finalmente superare senza necessariamente farla a gomitate. Recupererò all’incirca 200 posizioni da lì al traguardo e solo per il fatto che anche se blandamente ho sempre corso, mentre molti invece erano ormai alla frutta e hanno camminato.

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Dopo l’ultimo ristoro mancano ancora 7k all’arrivo, ma soprattutto manca una salita tremenda di 4k con pendenza del 20%, dove correre è utopia e le gambe diventano di legno. Gli ultimi 3k sono un crescendo di adrenalina: mi rendo conto di avercela fatta davvero e tutto mi sembra incredibile, anche la fatica sparisce nell’ultimo km, dove ovviamente non mi lascio scappare di fare l’ultima “volata” (anche se al rallentatore dato lo stato fisico…) da Dreamer. Ce l’ho fatta! Mi sono mangiato questi 77km! Alè!

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Grazie a tutti gli amici di Garmin e Red Hot, grazie agli amici della TRC Traversetolo, grazie alla mia famiglia e, ovviamente, alla mia Isabella, senza la quale niente sarebbe stato possibile.

L’avventura con “the Dreamers” mi ha fatto fare molta strada (letteralmente) e mi ha visto correre una 75km, 10 Maratone, 2 trenta km, svariate mezze maratone e 10km, oltre a tantissimi allenamenti. Lascio il format con molto orgoglio per quanto fatto fin qui ma resterò, spero molto a lungo, un “Dreamer” di fatto. Ciao a tutti e arrivederci alla prossima sfida.

Robi

 

Di seguito tutti i video realizzati durante la Saintélyon.







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