Running

Polar Circle Marathon: una maratona estrema con Roberto Damiani

Come nasce l’idea di andare fino alla calotta polare artica per correre una maratona?
Abbiamo deciso di chiederlo a Roberto Damiani, personaggio ai più noto per il suo passato trascorso all’interno del mondo del ciclismo professionistico e che da qualche tempo ha deciso di cimentarsi con il running, tanto da lanciarsi nell’impresa della Polar Circle Marathon.

Roberto ci ha confidato che un’idea simile nasce davanti al computer e che in meno tempo di quanto si possa immaginare si è già iscritti. Da li partono, come ben saprete, allenamenti, programmazione, scelta del materiale, fondamentale in una gara così estrema, finché non arriva il momento di partire per un luogo in grado di farti sentire piccolo piccolo nei confronti una una natura così potente, che potrebbe avere il sopravvento sull’uomo anche senza la necessità di dover correre per 42km.

Nei giorni precedenti la gara l’avvicinamento è molto simile alle altre maratone, con la differenza che l’alloggio è una ex base militare collegata all’aeroporto e all’esterno le temperature oscillano tra i -10° e i -15°. Il comfort è adeguato, ma sicuramente spartano.

Roberto ha fatto il suo arrivo a Kangelussuang, impronunciabile località dove la temperatura percepita è di -20° e il vento è moderato. Il primo giorno, giovedì, la ricognizione sulla calotta polare ha fatto capire ai maratoneti che la pianura in quelle zone non è contemplata (la maratona infatti ha un dislivello positivo di circa 850mt e totale di 2000). Al venerdì l’uscita per il test dei materiali e per il ritiro del pettorale ha rincuorato Roberto, che fino a quel momento credeva di essere l’unico pazzo al mondo a prendere parte ad una gara simile: erano ben 144 infatti i corridori che il giorno successivo si sarebbero presentati al via.

Al sabato colazione ore 5:30 in hotel; ore 8:30 la partenza. Dopo i primi due km in salita la maratona è entrata nella calotta polare per 5km, dove il vento soffiava a 50km/h e la temperatura percepita era di -30°. I primi 8km, corsi in 1h10′, sembravano essere proporzionati alle difficoltà incontrate. Dal nono km è iniziata una maratona più normale, su strada ghiacciata e con il freddo che via via è andato attenuandosi grazie al sole che ha poi accompagnato i maratoneti fino all’arrivo.

Roberto, arrivato in 5h34′ e preso da un impeto sportivo, ha deciso di iscriversi anche alla mezza maratona del giorno successivo. Le buone condizioni fisiche, la voglia di tornare sulla calotta polare e di correre con la maglia di Podismo&Cazzeggio, l’associazione sportiva della quale fa parte, hanno fatto si che alla fine dei due giorni il suo Garmin segnasse 63km e 250mt. Ma se alla fine il tempo in una gara del genere non importa, perché ha corso con lo strumento al polso, vi chiederete voi? Roberto ci ha rivelato che mai come in quei giorni sapere il numero delle pulsazioni è stato fondamentale per permettergli di regolare con attenzione il livello di gara. “Uno di quei compagni di viaggio che non parla molto ma che ti dice sempre dove sei e nel finale ti porta all’arrivo perché è il contatto diretto con la tua resilienza”, dice lui. Numeri, tempi, media, frequenza cardiaca e tanti altri dati per tenere viva la testa nel finale e controllare la prestazione.

Polar Circle Marathon

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