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L’EVEREST PER LA QUARTA VOLTA, I VOLI IN ELICOTTERO, LE COORDINATE GPS E TANTO ALTRO

Conclusa con successo la spedizione di Simone Moro che ha conquistato per la quarta volta la vetta più alta della Terra grazie anche a strumentazione GPS di ultima generazione. A fianco dell’attività di alpinista anche quella di elicotterista impegnato nel team di elisoccorso a quote mai raggiunte prima d’ora. “Vorrei realizzare la mappatura dell’area intorno all’Everest per il volo assistito in caso di cattive condizioni meteo – ha commentato Moro – e Garmin è il partner più affidabile per questo progetto”.

E con questa fanno quattro. Simone Moro la mattina del 22 maggio scorso conquista per la quarta volta l’Everest, in una salita resa difficile dal forte vento e dalle basse temperature, ma dal grande valore alpinistico perché “conclusa” in velocità: dalla partenza dal campo base (a quota 5.350 metri) via Campo 2, Colle Sud, vetta (i più famosi 8.848 metri dell’alpinismo) al rientro al campo base in sole 48 ore. Mai visto prima d’ora! “Me la sono proprio goduta perché nonostante il freddo che ho incontrato nell’ultima parte dell’ascesa, il panorama dalla vetta dell’Everest è stato qualcosa di incomparabile – ha commentato Simone Moro al rientro – una emozione particolare, forse più di altre volte”.
Un’emozione che però non lo ha distratto dai rischi di ipotermia: la bassa temperatura resa ancor più glaciale dalle raffiche di vento gli hanno suggerito di aprire lo zaino e prendere la bombola di ossigeno: “Avrei voluto arrivare in cima senza aiuto della maschera, ma c’era il rischio di un principio di congelamento, e ho preferito una scelta meno azzardata ma più intelligente” ha aggiunto l’alpinista bergamasco.

È un alpinismo moderno quello di Simone Moro, fatto di preparazione accurata e di ausilio di strumentazione hi-tech, soprattutto sul fronte della sicurezza. Nello zaino di Simone Moro, infatti, hanno trovato posto due navigatori satellitari Garmin che lo hanno assistito in diverse occasioni. “Ho utilizzato il modello Forerunner 405Cx per monitorare la mia condizione fisica durante la permanenza al campo base, soprattutto per valutare l’acclimatamento: dai 90 battiti per minuto delle prime mattine fino ai giorni primi dell’attacco alla vetta con frequenze a riposo intorno ai 50/60 bpm”. Un indicatore fondamentale per valutare come il corpo si sta acclimatando alle quote himalaiane. Il Forerunner 405 Cx, GPS da polso di ultima generazione dotato di fascia cardio, ha una batteria interna ricaricabile che veniva ripristinata da Simone Moro grazie a due piccoli generatori, il primo eolico mentre il secondo a celle solari. Ma se il Forerunner ha avuto obiettivi più a carattere diagnostici, il secondo Garmin, ovvero il modello GPSMAP 60CSx, ha ricoperto un ruolo ancor più importante. «Tutta la mia ascesa in Himalaya è stata mappata con il GPS Map 60CSx e questo, oltre a rappresentare un punto di analisi per future spedizioni, mi ha garantito un livello di sicurezza che in passato veniva spesso sottovalutata». Infatti, in caso di cattivo tempo e di nebbia fitta, con un semplice comando il navigatore satellitare è in grado di riportare l’alpinista al campo base o alle tende dei campi in quota, evitando il rischio di perdersi o di cadere in seracchi e crepacci, spesso fatali come la storia recente dell’alpinismo (non solo in Himalaya) insegna.

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