Running

Irene Righetti: La mia Maratona di Roma

«Vai Irene Vai!» Quanti incoraggiamenti per la maratona di Roma… Amici, parenti e alcune persone speciali mi hanno dato la giusta carica per affrontare la dura prova.

In primis Silvia Weissteiner, atleta di punta della Forestale, e il fratello (due Weissteiner addirittura!), e poi Alex Zanardi, capace di trasmettere energia pura con la sua storia e le sue vittorie.

Così alla fine il giorno fatidico è arrivato e mi sono ritrovata, quasi magicamente, insieme a tanti altri runners, all’ombra del Colosseo, sonnolento e senza turisti. Wow!

Cerco la mia wave (quest’anno la novità erano le onde, necessarie perché i runners erano circa 16 mila) e i pacer delle 4h15’. Già, perché i palloncini che fluttuano in alto con il tempo prescelto, abbinati al Garmin Forerunner 235, mi danno un senso di sicurezza. Era la prima volta che usavo il FR235 per correre così tanti chilometri, l’ho settato con i miei parametri: peso, altezza, età, ecc. e impostato lo schermo con il passo e la distanza.

Si parte! L’andatura?!? 6’03” al chilometro, regolare. Aumentavo un tantino solo poco prima dei ristori perché fermandomi per bere avrei perso qualche secondo e la mia andatura volevo fosse perfetta. Mi confrontavo spesso con Stefano e Santina, i due pacer “navigati” che all’attivo hanno una cinquantina di maratone a testa. Ogni tanto la coppia faceva l’appello: «Irene, Lorenzo, Alice, Giuseppe, tutto bene? Ci siete?».

«Tutto bene», rispondevo, almeno fino al 25°km, poi dopo avere corso qualche chilometro accanto a un ragazzo indiano che ai piedi calzava un paio di sandali, quelli dei Tarahumara, il popolo corridore che non si stanca mai di macinare chilometri, inizio a rallentare. Sempre di più, così da 6’03”, passo a 6’05”, poi a 6’10, finché mi raggiunge Graziella, una ragazza sarda che vive a Lille, alla sua prima maratona. È equipaggiata con una sorta di cartuccera stretta in vita piena di gel e integratori. Mi chiede a che ritmo stiamo andando perché il suo gps non risponde più. Le dico a 6’15” ed è contenta. Ma ancora per poco, perché un leggero falsopiano ci fa rallentare e l’andatura passa a 6’30”. Aiutoooo! Perdo di vista anche lei. Per scacciare la crisi penso che in fondo mi mancano solo una decina di chilometri, la distanza che solitamente faccio in allenamento, nella mia Ferrara. Stringo i denti, ma le gambe si lamentano, e ammetto che dal 35°km in poi ho iniziato ad alternare la corsa al cammino. Dopo tutto, mi sono detta, è ciò che insegno alle neofite del running (sono istruttore di atletica, già già).

Il Garmin Forerunner 235 impietoso mi fa notare che la mia andatura è scesa a 10’25” al km. I pacer delle 4h20” mi passano accanto, poi anche quelli delle 4h30”. Ricomincio a corricchiare in Via del Corso, la via dello shopping che collega le due piazze: Venezia e del Popolo, lunga un miglio. Sono al 38°km e penso che ormai è fatta, però gli ultimi quattro chilometri sembrano interminabili. Scorgo l’Altare della Patria, ancora qualche metro e arrivo. Ce l’ho fatta! Ho corso la mia seconda maratona!!!

No, non ero preparata perché lo scorso gennaio, un brutto infortunio al ginocchio mi ha messo ko per oltre due mesi. E ho chiuso con un tempo alto: 4h39’11, con una media di 6’33” al km. Ma chissenefrega, la prossima volta andrà meglio. Dopo tutto lo diceva anche Emil Zatopek: «Se vuoi correre un miglio, corri un miglio. Se vuoi vivere un’altra vita, corri una maratona».

Irene Righetti (blog Running Post)

Irene Righetti

 

 

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