Triathlon

Alberto Casadei: Ironman South Africa, ovvero la storia di un traguardo solo rimandato

Mi sono presentato al via dell’Ironman South Africa – African Championship con grandi ambizioni, incoraggiato dagli ultimi test in allenamento e dalle ottime sensazioni nei giorni precedenti la gara. La mia motivazione a ottenere un bel risultato era ancora più grande guardando il campo partenti di primissimo livello (al via c’erano tre dei primi dieci dell’Ironman Hawaii 2015).

Così, quando alle 6.30 danno il via, mi sono buttato nelle acque dell’Oceano Indiano agguerrito come non mai! Ho affrontato i primi 3800 metri della giornata nuotando sempre nelle posizioni di testa e uscendo dalle agitate acque sudafricane quinto. Le sensazioni a quel punto erano ottime: avevo controllato lo sviluppo della frazione natatoria dalla testa della gara, risparmiando comunque importanti energie.

Una zona cambio veloce mi ha poi permesso di saltare in sella in terza posizione e di poter gestire i primi km di bici da una posizione “privilegiata”, così come mi ero prefissato nel pre partenza.

Ho visto passare un campione del calibro di Frederik Van Lierde con una velocità incredibile, tanto da farmi subito desistere dall’intento di provare a tenerlo. Poco dopo invece ho trovato i miei “compagni di viaggio” ideali: atleti di primissimo livello come gli spagnoli Rana e Llanos e lo svizzero Aigroz, con i quali abbiamo formato un gruppetto che filava via veloce ma regolare.

Alberto Casadei

Stavo pedalando tra la quinta e la decima posizione in un percorso duro (due giri di 90 km con 800 mt di dislivello ciascuno) e contraddistinto da un asfalto ondulato e irregolare. Dopo 70 km in cui le sensazioni continuavano a essere ottime e la concentrazione alta, ho iniziato ad avere delle avvisaglie che qualcosa stava succedendo.

Mi si sono prima indolenzite le gambe e poco dopo ho iniziato a soffrire fortemente di un acuto dolore alla schiena. Un dolore che purtroppo già conoscevo e che mi è venuto a trovare anche nell’ultima gara del 2014 in Bahrain.

Alberto Casadei

Non mi sono perso d’animo, ho provato ancora un po’ a tenere il passo dei primi, ad allungarmi la schiena. Poi, quando il dolore è diventato insostenibile, ho desistito e guardando i wattaggi registrati dal mio Garmin Vector mi son messo ad un ritmo più “controllato”, sperando che la fase acuta del dolore passasse. Ma non è stato così.

Ho finito la bici molto piano, con molta calma e soffrendo, ma volendo provare a far qualche km di corsa per capire come avrebbe reagito la schiena al cambio di disciplina. Un ultimo test, utile forse per il futuro, prima di ritirarmi dalla gara.

 

Rientrato in zona cambio ho usufruito del servizio di fisioterapia messo a disposizione dall’organizzazione e sono stato trattato per poco più di 10’. Non potevano certamente fare un miracolo ma perlomeno il trattamento ha avuto un effetto palliativo del dolore. A quel punto non ero più tanto sicuro di partire di corsa, ma nella tenda dove ci si cambiava ho trovato due ragazzi italiani che facevano i volontari e che mi hanno incitato a non mollare nonostante le difficoltà.

 

Mi sono inserito nel percorso podistico (tre giri da 14 km) quando passavano il terzo e il quarto (Llanos ed Aernouts) e mi son deciso a correre con loro. Anzi, dopo una decina di km li ho passati e staccati.

Guardavo il mio Forerunner 920xt che scandiva regolarmente il ritmo di 4’00/km: quanto avevo preventivato (e sperato!) di poter correre. A quel punto ho pensato di fare anche un secondo giro e vedere se mi sarebbero venuti a riprendere. Così non è stato.

 

In quel momento correvo praticamente allo stesso ritmo del primo (Van Lierde) e del secondo (Rana). Finito anche il secondo giro la tentazione di abbandonare è stata grande: non avevo più nessuno stimolo diretto ed ero ormai completamente fuori gara. Ma un paio di motivazioni mie personali mi hanno spinto a continuare quei restati 10 km senza più alcuna fretta, circondato da centinaia di age group che stavano con me condividendo la fatica di una splendida giornata.

 

Alla fine il risultato parla chiaro: 9h40’55’’ (nuoto 49’24’’, bici 5h27’05’’, corsa 3h04’40’’). Non certo quello per cui ero andato in Sud Africa.

 

Oggi scrivo da casa. Il bilancio di questa esperienza è comunque positivo; tanti dettagli annotati che mi torneranno utili in futuro e un problema alla schiena da risolvere (o quantomeno comprendere!) il prima possibile!

 

Ci vediamo alla prossima!

Precedente

SICURI AL VOLANTE CON GARMIN E LA BACKUP CAMERA WIRELESS

Successivo

I segreti del Challenge di Rimini raccontati da un Campione Europeo

Nessun Commento

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *